Riserve Naturali Palermo

Tra cime e grotte

Bagni di Cefalà Diana

Riserva Naturale Bagni di Cefalà Diana

La Riserva naturale orientata Bagni di Cefalà Diana e Chiarastella, la cui istituzione porta la data del 1997, fu voluta dal legislatore per tutelarne l’ambiente dalla caccia indiscriminata e per salvaguardare il sistema geologico abbastanza raro. Il rilievo montuoso, che giunge sino ai 670 metri, è di origine carbonatica e calcarea dolomitica.

Dei due versanti, quello meridionale è più praticabile, caratterizzato da macchia mediterranea.

Nell’area sono state rinvenute significative tracce che testimoniano la presenza dell’uomo sin dalla preistoria. Una delle emergenze più rilevanti è l’edificio dei bagni di Cefalà, la cui origine è da mettere in collegamento con l’esistenza di una serie di condotti di acque termali ad alta temperatura.

Vi si trovano volpi, conigli e ricci. Per l’avifauna, la cappellaccia, lo strilozzo, il gheppio, ed il lanario, raro falcone.

La gestione è affidata alla provincia regionale di Palermo.

Bosco della Favara

Riserva Naturale del Bosco della Favara

La riserva naturale orientata Bosco della Favara e Bosco Granza si trova in provincia di Palermo, fra i Comuni di Aliminusa, Cerda, Sclafani Bagni, Montemaggiore Belsito.

Questo polmone verde costituisce un bosco dalle notevoli emergenze vegetazionali. Le aree più marginali, rivestitre di ampelodesma, ferula mediterranea e asfodelo mediterraneo, quindi troviamo ginestre, cisto, prugnoli e biancospini. Uno degli aspetti salienti è dato dalle sugherete, epr la verità residuio dell’antico bosco.

Per quanto attiene alla fauna, il bosco della Favara ospita il codibugnolo di Sicilia (un passero scoperto a Ficuzza nel 1900 da J. Whitaker), le cince, merli e usignoli upupe, ghiandaie e picchi rossi, colombacci, parvieri. Per al fauna, volpi e martore.

Come raggiungerla:
da Palermo percorrere la A19/E90 fino all’uscita: Cerda, Sciara, Buonfornello, quindi imboccare la SS 113 Palermo – Messina e, dopo 3 km circa, immettersi sulla SS 120 e percorrerla fino a Montemaggiore Belsito, uno dei paesi che delimitano l’area protetta.

Data dell’Istituzione: 25 luglio 1997;
Estensione totale: 2977,50 Ha;
Riferimenti geografici: I.G.M.I. 1:25.000; FFgg.: 259 I S.O. – I S.E. – II N.O. II N:E.;

Bosco della Ficuzza

Riserva Naturale Bosco della Ficuzza

La riserva naturale orientata Bosco della Favara e Bosco Granza si trova in provincia di Palermo, fra i Comuni di Aliminusa, Cerda, Sclafani Bagni, Montemaggiore Belsito.

Questo polmone verde costituisce un bosco dalle notevoli emergenze vegetazionali. Le aree più marginali, rivestitre di ampelodesma, ferula mediterranea e asfodelo mediterraneo, quindi troviamo ginestre, cisto, prugnoli e biancospini. Uno degli aspetti salienti è dato dalle sugherete, epr la verità residuio dell’antico bosco.

Per quanto attiene alla fauna, il bosco della Favara ospita il codibugnolo di Sicilia (un passero scoperto a Ficuzza nel 1900 da J. Whitaker), le cince, merli e usignoli upupe, ghiandaie e picchi rossi, colombacci, parvieri. Per al fauna, volpi e martore.

Come raggiungerla:
da Palermo percorrere la A19/E90 fino all’uscita: Cerda, Sciara, Buonfornello, quindi imboccare la SS 113 Palermo – Messina e, dopo 3 km circa, immettersi sulla SS 120 e percorrerla fino a Montemaggiore Belsito, uno dei paesi che delimitano l’area protetta.

Data dell’Istituzione: 25 luglio 1997;
Estensione totale: 2977,50 Ha;
Riferimenti geografici: I.G.M.I. 1:25.000; FFgg.: 259 I S.O. – I S.E. – II N.O. II N:E.;

Capo Gallo

Riserva Naturale Capo Gallo

Riserva di recente inaugurazione, agevolmente accessibile da Mondello come da Sferracavallo, deve il nome al Monte Gallo, rilievo carbonatico, formatosi i più fasi 250 milioni di anni or sono.

Questa montagna carsica è arricchita da una serie di emergenze geologiche: la Fossa del Gallo, la Grotta Perciata,la Grotta dei Caprari, quella delle Vitelle, la Grotta Regina e la Grotta Caramula, la grotta Impisu. recenti tracce testimoniano in passato la presenza di gradi animali del Quaternario, come il cervo e l’ippopotamo.

Di estremo interesse anche le testimonianze umane all’interno della della Grotta Regina: tracce di figure umane e animali, di probabile epoca punica e forse anche precedenti. I fondali della grotta dell’Olio, ospitano il relitto di una nave cartaginese. In una grotta di Monte Gallo,è stato rinvenuto lo scheletro di un elefante nano del Quaternario, vissuto 230.000anni fa.

Lentisco, il finocchio di mare e le diverse specie di Limonium, costituiscono il paesaggio cegetale tipicamente mediterraneo.Spesso, insieme al leccio, troviamo il sommacco siciliano, l’asparago spinoso, l’alaterno, l’olivastro e la ruta d’Aleppo.

Anche la costa rocciosa è caratterizzata dal trottoir a vermeti, per la presenza di un mollusco gasteropode che vive all’interno di tubi calcarei che salda a quelli degli organismi vicini e che, mantenendosi a pelo d’acqua, formando appunto una sorta di marciapiede (trottoir) vivente.

Sulle impervie rocche del Monte Gallo nidificano cincie, fringillidi, il merlo, l’occhiocotto, il colombaccio Migratori: la cicogna bianca, il falco pecchiaiolo, il gruccione ed il cuculo. Per i rapaci notturni, il barbagianni, e l’allocco, che si nutrono di lucertole, topi e conigli selvatici di taglia più minuta. L’unico grande mammifero presente è la volpe. Significativa la presenza del rospo smeraldino.
La Riserva di Capogallo costituisce certamente un unicuum con la riserva marina di Isola delle Femmine. Sul fondale sabbioso, vive la posidonia, sulla Secca della Barra si trova il corallo, a circa 65 metri di profondità.

Come raggiungerla:
Per raggiungere la riserva ci sono diversi accessi: i più importanti sono da Mondello e da Sferracavallo, sobborghi di Palermo. Quello da Mondello si raggiunge dalla piazza principale del piccolo borgo, proseguendo fino all’Hotel La Torre.
Superatolo, si costeggia l’abitato fino alla piccola traversa a destra, dove si trova un cancello oltre al quale si apre un sentiero che penetra all’interno della riserva. Un altro accesso è quello da Sferracavallo: giungendo da Palermo, poco prima di arrivare al centro del paese, svoltare a destra per via del Manderino in direzione Punta Barcarello, sino al rimessaggio di barche, dove bisogna lasciare l’automobile. Da qui si prosegue a piedi lungo un sentiero che costeggia il Monte Gallo.

Durante i lavori di recupero, da parte dell’Azienda Foreste, è riemerso l’antico tracciato dei cavallari, le sentinelle a cavallo a guardia della costa palermitana.

Data dell’Istituzione: 21 giugno 2001;
Comune: Palermo; Estensione totale: 585,83 Ha;
Riferimenti geografici: I.G.M.I. 1:25.000 (V); FFgg.: 249 II N.O.;

Capo Rama

Riserva Naturale Capo Rama

Istituita nel 2000 per tutelare questa area di notevole interesse geologico, floristico e faunistico, Caporama rappresenta una linea di collegamento del litorale palermitano, in passato protetto da un sistema difensivo fatto di torri di avvistamento, sentieri di cavallari, postazioni di osservazione.

Di questa epoca è appunto la torre quattrocentesca che si erge a breve distanza da Terrasini. Una forte antropizzazione a ridosso della riserva non ha comunque compromesso l’area naturalistica, caratterizzata da forme carsiche delle rocce calcaree di età mesozoica e carbonatiche, su cui crescono piante come l’euforbia, i rovi, l’efedra, ma soprattutto la palma nana, vera caratteristica della Riserva, con cui in passato si realizzavano oggetti artigianali di uso comune quali scope e cappelli.

La costa, dalle rocce ricche di fossili, è a falesia, con grotte nate dall’erosione marina e della dissoluzione carsica.

Terminata l’escursione presso la Riserva, i visitatori potranno recarsi al Museo di Scienze Naturali di Terrasini, che ospita numerose e importanti collezioni botaniche, zoologiche, geologiche e paleontologiche.

Grotta Conza

Riserva Naturale di Grotta Conza

Istituita nel 1995, è gestita dal Cai Sicilia ed è caratterizzata dalla presenza di una grotta di origine carsica formatasi al contatto tra i terreni carbonatici mesozoici (circa 200 milioni di anni fa) ed i depositi argillosi.

L’ingresso si apre a circa 200 metri di quota sul versante nord-orientale di Pizzo Manolfo (PA). La parte esplorata della cavità, un vasto salone con andamento ascendente, ha uno sviluppo di circa 100 metri e termina su un maestoso corpo di frana.

La riserva presenta oggi una superficie di circa 12 ettari, di cui 1 ricadente in zona A.
Per il 35 % ricade nel demanio dell’Azienda Foreste, che vi ha impiantato pini, cipressi ed eucalipti. La parte rimanente, di proprietà privata, presenta un uliveto e un mandorleto abbandonati, diverse specie vegetali quali il Carrubo, il Frassino, l’Olivastro e diverse specie arbustive quali il Timo, l’Alaterno, il Lentisco, l’Euforbia e la Palma nana.
Diverse le specie animali presenti, tra cui una colonia di chirotteri e numerosi rapaci diurni e notturni.

La Grotta Conza è nota per il rinvenimento al suo interno di industrie litiche paleolitiche e neolitiche e di resti di mammalofaune pleistoceniche (De Stefani T., 1914, Mannino G. et alii, 1986).
Studi recenti bio-speleologici hanno confermato il notevolissimo interesse scientifico per la presenza di 6 specie di straordinaria importanza, tutte endemiche di Sicilia, e 3 addirittura esclusive di questa cavità.

Per le visite è necessario prendere contatto con l’ente gestore.

Grotta dei Puntali

Riserva Naturale di Grotta dei Puntali

La Riserva Naturale Integrale “Grotta dei Puntali” rappresenta una delle emergenze naturalistiche più interessanti della Sicilia occidentale, in quanto racchiude in se’ testimonianze di alta valenza scientifica e storica legate a molteplici aspetti.

Un vero e proprio scrigno contenente testimonianze paleontologiche ed archeologiche oltre a numerose peculiarità faunistiche (invertebrati cavernicoli e chirotteri) altrove raramente riscontrabili.
Questo patrimonio di grande valenza naturalistico – scientifica e culturale è, dunque, indubbiamente da salvaguardare ma anche da valorizzare, divulgare e rendere fruibile.

I reperti raccolti fin dall’800 sono oggi custoditi presso il Museo Archeologico “A. Salinas” ed il Museo di Geologia “Gaetano Giorgio Gemmellaro” dell’Università di Palermo. Inoltre Palazzo d’Aumale, sede del Museo Regionale di Storia Naturale e mostra permanente del carretto siciliano di Terrasini, conserva, tra i beni acquisiti al suo patrimonio, anche quelli relativi alla collezione geo-paleontologica del naturalista Teodosio De Stefani (1909-1978); questi contengono numerosi reperti di vertebrati fossili continentali e preistorici raccolti dall’eclettico naturalista nella cavità.
E dal punto di vista più strettamente naturalistico, il sito rappresenta un importante stazione per la sopravvivenza di una colonia polispecifica di chirotteri, annoverata nella direttiva 92/43 della CEE delle specie di interesse comunitario (in pericolo di estinzione), oggi minacciata dalla mancanza di un’adeguata salvaguardia dell’ambiente. In più, la cavità ipogea ospita una fauna cavernicola costituita da specie troglofile e troglossone e può rappresentare rifugio per diverse specie di micro e macro mammiferi e di uccelli.

La Riserva Naturale Integrale Grotta dei Puntali è stata istituita con Decreto dell’Assessore Regionale al Territorio ed Ambiente n. 795/44 del 9 novembre 2001 pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 8 del 15 febbraio 2002.
“Grotta dei Puntali” è iscritta nell’Elenco Ufficiale delle aree protette al n. EUAP0876 in virtù del IV Aggiornamento approvato dalla Commissione Permanente tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano, il 25 luglio 2002; l’indice sommario della pressione umana sull’area protetta (IA) è 1377,52. i confini della Riserva, ubicata nel territorio comunale di Carini, in località Villagrazia sono compresi all’interno delle linee di delimitazione segnate sulla carta topografica IGMI 249 III N.E. in scala 1:25.000

La superficie complessiva è di ha 15,3 (la parte interna della grotta ricade in zona A; in zona B, all’esterno e per un tratto dal raggio di 5 metri dalla grotta, si trovano ha 15,3).
La Grotta dei Puntali si apre nella roccia calcarea mesozoica delle falde di Monte Pecoraio, in territorio di Carini a circa 90 metri s.l.m. (Long. E.O°42’13”; lat. N. 38°09’04”) e a meno di un chilometro di distanza dal mare.
Si tratta di una cavità a sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 110 metri di lunghezza e 15 metri di larghezza, impostata su due livelli differenti collegati da pozzi non molto profondi. All’esterno della cavità sono ben visibili due solchi di battente, che testimoniano un’antica presenza del mare, mentre all’interno i segni delle ingressioni marine sono meno evidenti e prendono, invece, campo quelli dovuti ad un’intensa attività carsica.

Il piano di calpestio della grotta è costituito da un deposito grigio brunastro interessato, in alcuni punti, da fessurazioni di disseccamento contornate da efflorescenze biancastre. Le pareti e le volte sono ricoperte da una fitta rete di vermiculazioni argillose note come “pelle di leopardo”. A circa 30m dall’ingresso la cavità presenta un deposito di colore bruno giallastro, contenente frammenti di zanne di elefante. Essa rappresenta quanto resta dell’originario orizzonte ossifero dopo gli scavi, rimasti inediti, effettuati dal Prof. Gaetano Giorgio Gemellaro fra il 1868 ed il 1870.

Verso l’interno la grotta si restringe, diventa più tortuosa, adorna di concrezioni carbonatiche e presenta varie forme di erosione, quali incisioni subcircolari (scallops) ed un reticolo di cunicoli raccordati da pozzetti poco profondi, a testimonianza di un antico regime freatico di notevole entità.
La grotta nota come si è detto per aver restituito numerosi resti fossili appartenenti ad una fauna continentale pleistocenica è ancora oggi di grande interesse per la ricerca scientifica; inoltre la cavità è stata oggetto di studio per il contenuto paleontologico, documentato da rinvenimenti che vanno dal paleolitico superiore all’età del bronzo.

Grotta di Carburangeli

Riserva Naturale Grotta di Carburangeli

Istituita nel 1995, è gestita dal Cai Sicilia ed è caratterizzata dalla presenza di una grotta di origine carsica formatasi al contatto tra i terreni carbonatici mesozoici (circa 200 milioni di anni fa) ed i depositi argillosi.

L’ingresso si apre a circa 200 metri di quota sul versante nord-orientale di Pizzo Manolfo (PA). La parte esplorata della cavità, un vasto salone con andamento ascendente, ha uno sviluppo di circa 100 metri e termina su un maestoso corpo di frana.

La riserva presenta oggi una superficie di circa 12 ettari, di cui 1 ricadente in zona A.
Per il 35 % ricade nel demanio dell’Azienda Foreste, che vi ha impiantato pini, cipressi ed eucalipti. La parte rimanente, di proprietà privata, presenta un uliveto e un mandorleto abbandonati, diverse specie vegetali quali il Carrubo, il Frassino, l’Olivastro e diverse specie arbustive quali il Timo, l’Alaterno, il Lentisco, l’Euforbia e la Palma nana.
Diverse le specie animali presenti, tra cui una colonia di chirotteri e numerosi rapaci diurni e notturni.

La Grotta Conza è nota per il rinvenimento al suo interno di industrie litiche paleolitiche e neolitiche e di resti di mammalofaune pleistoceniche (De Stefani T., 1914, Mannino G. et alii, 1986).
Studi recenti bio-speleologici hanno confermato il notevolissimo interesse scientifico per la presenza di 6 specie di straordinaria importanza, tutte endemiche di Sicilia, e 3 addirittura esclusive di questa cavità.

Per le visite è necessario prendere contatto con l’ente gestore.

Grotta di Entella

Riserva Naturale Grotta di Entella

Una grotta carsica particolarmente suggestiva, cui si accede dietro una prenotazione per la visita che va girata al Cai, ente gestore dal 1995.

Con un minimo di dotazione speleologica, ci si può addentrare in una magia di stalagmiti e gessi lavorati.

Accanto ad un rilevante patrimonio faunistico e vegetazionale, caratterizzato dallo spettro della macchia mediterranea e dai più comuni esemplari di piccoli mammiferi reperibili in Sicilia, la Riserva offre ad un visitatore in cerca di aspetti culturali di rilievo anche la possibilità di visitare il sito archeologico di Entella.

Recentemente ne è stato decretato l’ampliamento.

Grotta Molara

Riserva Naturale Grotta Molara

La Riserva Naturale Orientata “Grotta Molara” è l’ultima delle Riserve istituite dalla Regione Siciliana nel mese di aprile del 2008 ed affidata in gestione ai Gruppi di Ricerca Ecologica (GRE) e rappresenta una delle emergenze naturalistiche più interessanti della Sicilia Occidentale, in quanto racchiude in sé aspetti di alta valenza scientifica e storica legate a molteplici aspetti. Un vero e proprio scrigno contenente testimonianze paleontologiche, paletnologiche ed archeologiche oltre a numerose peculiarità faunistiche (invertebrati cavernicoli e chirotteri) altrove raramente riscontrabili.

La Riserva è costituita dalla zona A, (di riserva integrale) di 23,33 ettari e dalla Zona B (preriserva) di 16,87 ettari, per un totale di 40,20 Le motivazioni alla base dell’istituzione risiedono nel notevole interesse carsico, sia epigeo che ipogeo per l’esistenza di tre grotte che assommano importanza paleontologica per la presenza di resti dell’estinta fauna quaternaria, e paletnologico.

Situata nelle vicinanze della borgata di Cruillas, alla periferia ovest di Palermo, la zona protetta ricade alle pendici del gruppo montuoso di Billiemmi, in contrada Pitrazzi,”di cui lo stesso toponimo (pietracce) definisce un ambiente tipicamente carsico, arido e spigoloso, di indubbio fascino dove, nell’ambito di poche decine di metri, si aprono tre cavità: Grotta della Molara, Zubbio della Molara e Grotta del Coniglio Morto o, appunto, dei Pitrazzi.”.

Come direttore della riserva è stato adesso nominato Mauro Mannino, noto ambientalista siciliano, che vanta una notevole esperienza nel settore della tutela, della fruizione e della gestione dei beni ambientali .

Tra gli obiettivi più immediati della Riserva l’approvazione dei piani di utilizzazione e gestione, nonchè una concreta opera di fruizione della Riserva
ed una costante attività di educazione ambientale con il coinvolgimento soprattutto dei giovanissimi.

Isola delle Femmine

Riserve Naturali Isola delle Femmine

Alcune rilevanze scientifiche hanno portato alla determinazione dell’area protetta.
Un trottoir a vermeti, una serie di formazioni rocciose caratteristiche, la presenza di piante di lentisco.

L’isolotto è di dimensioni modeste, e disabitato.
L’unica traccia umana è la caratteristica torre che guarda l’altra fortificazione,la torre in terra, posta sul promontorio di Isola delle Femmine, a ridosso del Porto.

Vi sverna un buon numero di migratori, e sono presenti alcuni rapaci.
I fondali sono ricchi di ittiofauna, polpi ed invertebrati.
Consigliate anche in pieno inverno le escursioni subacquee.
Il paese è parecchio caratteristico.

Una passeggiata al mattino presto svelerà un vivace mercato del pesce all’attracco del porticciolo.

Gestione della Lipu.

Monte Carcaci

Riserva Naturale di Monte Carcaci

Fra Prizzi, Castronovo di Sicilia, questa vetta, alta 1200 metri, di tipo calcareo-carbonatico, presenta un ampio spettro vegetazionale. La tipica macchia mediterranea, ad arbusti, è habitat ideale per il picchio rosso maggiore.

Presenti anche lo sparviero, i merli. Per i grandi rapaci, troviamo l’avvoltoio europeo, il capovaccaio, i nibbi, le poiane e i falchi pellegrini, che si nutrono di roditori e piccoli conigli. Segnalata la presenza del capovaccaio. Una delle caratteristiche della riserva è la presenza di un piccolo mammifero, l’arvicola di Savi, un po’ talpa, un po’ criceto. Vive nel sottosuolo, ma esce spesso a rosicchiare i carciofi!

Una entrata si trova sulla strada 118, nei pressi del bivio di Filaga accanto alla casa cantoniera Sella Martino. Da questa entrata si accede facilmente in Riserva anche con gli autobus.
La Riserva è nata nel 1997, ed è gestita dal Demanio Foreste. Si accede da Portella Riena. La vegetazione è composta da stracciabraghe, pungitopo ed asparago spinoso. E’ però sul versante nord occidentale che i boschi di leccio e roverella offrono al visitatore tutta la loro frescura.

L’altra cima della riserva è Pizzo Colobria. Nella riserva è presente anche un’area umida, il laghetto stagionale di Marcato delle Lavanche.

Come raggiungerla:
La riserva si può raggiungere da Palermo imboccando l’autostrada A19 PA-CT ed uscendo allo svincolo per Villabate. Qui bisogna immettersi sullo scorrimento veloce Palermo-Agrigento (SS 121) e procedere sino all’uscita per Lercara Friddi, dove s’imbocca la SS 188 in direzione Prizzi. Superata Portella San Francesco, a poche decine di metri, a destra, si trova la SP 36 bis che ci permetterà di raggiungere il Borgo Riena, sulla snistra si apre un sentiero per la riserva dove troveremo le indicazioni per il “Demanio Colobria”. L’altra entrata si trova sulla strada 118, nei pressi del bivio di Filaga accanto alla casa cantoniera Sella Martino. Da questa entrata si accede facilmente in Riserva anche con gli autobus. Una azienda didattica/agrituristica (fattoria Carcaci) si trova all’interno della Riserva dove gli autobus arrivano agevolmente.

Estensione totale: 1437,87 Ha;
Riferimenti geografici: I.G.M.I. 1:25.000 (V); FFgg.: 259 III S.O.;

Monte Genuardo

Riserva Naturale di Monte Genuardo

Fra Giuliana, Sambuca e Contessa Entellina, nelle contrade del vino, lungo le dolci pendici dei Sicani, questa riserva, nata nel 1997, offre numerose attrattive per il visitatore. Questi monti di origine carbonatica, dell’Era secondaria, sono stati protagonisti di movimenti franosi ed azioni di erosione. Ne sono nate delle rocce impervie, persino con componenti laviche, su cui si è impiantata autonomamente una foresta mediterranea composta da lecci, roverelle, aceri.

Il sottobosco è ricco di rose selvatiche, asfodelo, arbusti mediterranei. Verso Bosco del Pomo, alcune aree umide sono originate da due freddi torrentelli: se per le piante – atto raro – rinveniamo i ranunculu, l’area è luogo privilegiato di molti animali, fra cui, per l’avifauna, i lodolaio, il rampichino, il picchio. Per i rapaci che vi abitano, segnaliamo il capovaccaio e gli avvoltoi che dalle rocche più impervie non esitano ad intrufolarsi fra querce e conifere a caccia di roditori. Vi si trova anche un centro visite attrezzato con sentieri dedicati all’educazione ambientale.

L’area è stata istituita anche per tutelare il sito archeologico di Adrenon, antico abitato di origine punica. Da visitare anche la splendida abbazia di Santa Maria del Bosco.

Come raggiungerla:
La riserva si può raggiungere da Palermo o da Sciacca: imboccare la SS 624 (scorrimento veloce Palermo – Sciacca) ed uscire allo svincolo per Sambuca di Sicilia (viadotto n. 25), quindi procedere sulla SP 70 in direzione di Sambuca di Sicilia.
Superato il paese, proseguire sulla SP 69 in direzione Adragna. L’ingresso della riserva si trova dopo 5 km, nel territorio di Contessa Entellina, in località Pomo.

Estensione totale: 2552,91 Ha;
Riferimenti geografici: I.G.M.I. 1:25.000 (V); FFgg.: 258 III S.E.- II S.O.;

Monte Pellegrino

Riserva Naturale di Monte Pellegrino

Una splendida riserva nella città, estesa per oltre 1000 ettari, comprendente l’intero massiccio del Monte Pellegrino, il Bosco Niscemi e il Giardino Storico della Real Tenuta della Favorita.

La Riserva ha un elevatissima biodiversità vegetazionale fra i quali figura un cospicuo contingente rappresentativo dell’endemismo siciliano.

Le specie più rappresentative sono il Leccio, il Carrubo, il Bagolaro, l’Olivastro, il Pistacchio, il Lentisco, il Terebinto l’Alaterno, la Fillirea e l’Euforbia, mentre in parete particolarmente attenzionati sono i popolamenti di Brassica rupestris, Lithodora rosmarinifolia, Dianthus rupicolae, Chamaerops humilis ed Euphorbia bivonae.
Tra specie che compongono i rimboschimenti prevalgono il Pino d’Aleppo, il Pino domestico, e il Cipresso dell’Arizona tra le conifere, mentre fra le latifoglie l’Eucalipto.

In zona B, coincidente con la Real Tenuta della Favorita, particolare importanza rivestono gli agrumeti, costituiti principalmente da mandarini e sporadicamente da limoni e aranci, accompagnate da una ricca flora erbacea tra cui spicca, grazie alla vistosa fioritura gialla, la Oxsalis pes-caprae.
Meritano di essere menzionate alcune specie oramai naturalizzate, come la Lentaggine, il Frassino da manna, l’Alloro, il Carrubo, il Corbezzolo, l’Acacia orrida, il Mirto, l’Albero di Giuda, ecc.

Rilevante poi la comunità micologica, una delle più ricche d’Italia, con diverse migliaia di specie. Tantissime le specie eduli dal comune prataiolo agli squisiti funghi di ferula ed alcune specie pregiate di Boleti, ma anche funghi di grande interesse scientifico, come la coppa di venere.
Le differenti tipologie vegetazionali riscontrate non potevano non influire sulla varietà delle comunità faunistiche. Tipici della macchia mediterranea, sia del Parco che del Monte, sono ad esempio il verdone, il verzellino, il fringuello, la capinera, l’occhiocotto, lo scricciolo, la sterpazzolina, il fanello e il merlo.

Ma le specie più interessanti sono sicuramente quelle legate alle pareti rocciose che ospitano rapaci diurni di particolare interesse, come la Poiana, il Gheppio, e il Falco pellegrino e rapaci notturni come il Barbagianni e l’Allocco. Tra i mammiferi selvatici ritroviamo la Volpe, il Riccio, la Donnola e il Coniglio.
A chiudere idealmente la conca d’oro, Monte Pellegrino è anche una passeggiata di aria pura, fresca e profumata a due passi dal caos cittadino.

Sia che ci si inerpichi verso il santuario di Santa Rosalia, sia che ci si incammini per uno dei tanti sentieri sulla splendida veduta su Mondello, la riserva ci stupirà per il suo modo diretto di parlare ai sensi.

Pizzo Cane, Trigna e Mazzamuto

Riserva Naturale di Pizzo Cane, Trigna e Mazzamuto

Ben visibile dalla diga Rosamarina di Caccamo, è un’area naturalistica di recente istituzione compresa fra i Comuni di Altavilla, Baucina, Caccamo, Casteldaccia, Trabia, e Ventimiglia, che chiude idealmente le Madonie sulla Conca d’oro.

Rappresenta quanto rimane oggi dell’antico bosco di Termini, una foresta di cui oggi sopravvive ben poco. Ben ambientati rapaci e mammiferi. Istituita nel 2000, è gestita dall’Azienda Foreste demaniali.

Rocce calcaree e pareti silicee si alternano con intrusioni di rocce vulcaniche. Le emergenze speleologiche riguardano alcune grotte molto particolari: grotta Brigli e grotta del Leone, grotta Mazzamuto infatti, ospitano specie vegetali rare. I boschi naturali di leccio, quercia e sughere lasciano spazio, ai loro piedi, ad un fitto sottobosco di erica, ginestra e citiso in cui si annidano una moltitudine di piccoli mammiferi. Conigli e donnole, ma soprattutto la più numerosa popolazione siciliana di coniglio appenninico.

Come raggiungerla:
Da Palermo percorrere la A19/E90 fino all’uscita di Casteldaccia, quindi imboccare la SP 16 in direzione Baucina-Ventimiglia di Sicilia.
Dopo circa 25 Km si arriva alle pendici di Pizzo della Trigna.

Estensione totale: 4663,74 Ha;
Riferimenti geografici: I.G.M.I. 1:25.000 (V); FFgg.: 250 III S.E. – III S.O.; 259 IV N.E. – IV N.O. – IV S.E.;

San Calogero

Riserva Naturale di San Calogero

Riserva istituita nel 1998 ed affidata all’Azienda Foreste di Palermo, il sistema montuoso del San Calògero rappresenta una sorta di anello fra la Cconca d’oro e le Madonie. Fra Termini Imerese, Caccamo e Sciara, questo massiccio, ben individuabile a distanza, si presenta dai fianchi ammantati di lecci e macchia mediterranea.

Nel corso dei secoli le azioni subvulcaniche ne hanno modificato l’aspetto.

Di fatto, è il prodotto delle forze tettoniche subterrestri. Questa l’origine di numerosi valloni che ne solcano le pendici. Luogo di studio da parte di molti geologi, il San calogero viene citato spesso per le caratteristiche di Poggio balate, dove dalle rocce emergono correnti idrotermali di fluorite, che originano minerali particolarissimi.

Luogo ideale per i grandi rapaci: fra le fessure di queste rocce di era mesozoica troviamo il falco pellegrino e la poiana, che trovano nido ideale.Presenti boschi di sugherete, lecci, con praterie di euforbia, carrubbi ginestre.

L’ente gestore, l’Azienda Foreste demaniali, ha da tempo avviato un percorso di educazione ambientale dedicato alle scuole.

Come raggiungerla:
Da Palermo percorrere la A19/E90 fino all’uscita di Termini Imerese, quindi imboccare la SS 285 fino a Caccamo, da qui si raggiunge la riserva attraverso una semi-sterrata che si inerpica sul monte.

Estensione totale: 2818,95 Ha;
Riferimenti geografici: I.G.M.I. 1:25.000 (V); FFgg.: 259 I N.O. – I S.O.; 259 IV S.E.; 289 IV N.E.;

Serre Ciminna

Riserva Naturale Serre Ciminna

Dai dolci campi che chiudono in un abbraccio Mezzojuso, Vicari e Ciminna, le omonime Serre si ergono imponenti con i loro 800 metri di altezza.

Situate nell’omonimo comune, le Serre hanno catturato l’attenzione dei geologi per il loro notevole valore geo-morfolofico, e per i fenomeni carsici che presentano. Da qui l’istituzione, avvenuta nel 1997, ed il successivo affidamento, quale ente gestore, alla Provincia regionale di Palermo.

Si tratta infatti di una formazione roccioso-evaporitica del Miocene suepriore, cioè di 6 milioni di anni addietro. Le rocce sono un susseguirsi di doline ed inghiottitoi, su cui una flora spontanea si è man mano adattata.

Vi troviamo infatti la Scilla marina, il trifoglio, l’asfodelo, la ferula, l’olivastro, il sommacco, la ginestra, miste a euforbia e violaciocca. Per i grandi rapaci, citiamo la poiana, in gheppio, il falco lanario, il passero solitario, oltre che il capovaccaio, che qui nidifica. Istrici e volpi completano il quadro.

Serre della Pizzuta

Riserva Naturale Serre della Pizzuta

Dalla Piana degli Albanesi si ergono maestose alcune rocce carbonatiche di epoca antichissima, oggi rivestite di ampie foreste: sono le serre della Pizzuta, con il Maja ed il Pelavet (1279 m) fino a portella del Pozzillo. La Riserva è stata istituita nel 1998, la Regione ha individuato nell’Azienda Foreste l’Ente gestore.

Fra le emergenze nei vicniori, portella delle Ginestre, il gorgo del rebuttone. La Riserva offre al visitatore alcune grotte interessanti, quali la grotta dello Zubbione, e del Garrone (o dei Ladroni) ampi antri in cui tutt’oggi, grazie alle particolari condizioni climatiche, vivono alcune rarissime felci, la lingua cervina e la scolopendria.

Le grotte offrono rifugio ad un pipistrello raro, il ferro di cavallo maggiore.Per Per gli aspetti vegetazionali, basterà citare la presenza di alcune specie pregiate: il frassino, da cui si ottiene la manna, comune alle Madonie, uniti ad olmi ed aceri.

Le pendici delle Serre sono abitate da mammiferi quali volpi e conigli, e da alcuni grandi rapaci notturni e diurni, come l’aquila del Bonelli, il falco pellegrino, e l’aquila reale. E’ stata in passato, insieme ad Alcara Li Fusi, uno dei luoghi privilegiati del grifone.

Come raggiungerla:
Si parte da Palermo imboccando lo svincolo Palermo-Sciacca: uscire allo svincolo per Piana degli Albanesi, qui si segue un sentiero che inizia nei pressi della chiesetta della Madonna dell’Odigitria.
Questo percorso s’inerpica lungo il versante meridionale della riserva raggiungendo quota 1144m s.l.m in località Portella del Garrone. Trattandosi di una strada sterrata, sarà conveniente lasciare le automobili al punto di partenza. Se si vuole raggiungere il versante settentrionale, basta seguire lo svincolo Palermo-Sciacca ed imboccare quello per Giacalone, quindi proseguire per Poggio San Francesco. Due chilometri prima di arrivare al Santuario, si incontra un cancello rosso dal quale si accede ad una carrareccia, che sale verso la montagna e sulla quale bisogna proseguire per 800 m: sino ad arrivare in località Strasatto-Ginestra; parcheggiare nei pressi dell’abbeveratoio Targia. Seguendo poi la segnaletica del Sentiero Italia, si può raggiungere la riserva anche dalla periferia di Altofonte.

Estensione totale: 414,37 Ha;
Riferimenti geografici: I.G.M.I. 1:25.000 (V); FFgg.: 249 II S.O.; 258 I N.O.;

Ustica

Riserva Naturale di Ustica

Dai dolci campi che chiudono in un abbraccio Mezzojuso, Vicari e Ciminna, le omonime Serre si ergono imponenti con i loro 800 metri di altezza.

Situate nell’omonimo comune, le Serre hanno catturato l’attenzione dei geologi per il loro notevole valore geo-morfolofico, e per i fenomeni carsici che presentano. Da qui l’istituzione, avvenuta nel 1997, ed il successivo affidamento, quale ente gestore, alla Provincia regionale di Palermo.

Si tratta infatti di una formazione roccioso-evaporitica del Miocene suepriore, cioè di 6 milioni di anni addietro. Le rocce sono un susseguirsi di doline ed inghiottitoi, su cui una flora spontanea si è man mano adattata.

Vi troviamo infatti la Scilla marina, il trifoglio, l’asfodelo, la ferula, l’olivastro, il sommacco, la ginestra, miste a euforbia e violaciocca. Per i grandi rapaci, citiamo la poiana, in gheppio, il falco lanario, il passero solitario, oltre che il capovaccaio, che qui nidifica. Istrici e volpi completano il quadro.

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